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Territorio

Ci sono luoghi letteralmente baciati dalla fortuna o, come nel caso della Fattoria Montecchio, da Bacco.
Del resto, il Belpaese è storicamente terra del vino, qui sorgeva l’antica regione di Enotria, nel Meridione, ma in epoca più recente quello del Chianti Classico è senza dubbio il territorio con la storia più affascinante e radicata.

Qui, tra Siena e Firenze, il vino si produce da secoli con un notevole successo, tanto che per le grandi famiglie nobiliari fiorentine è sempre stato un business importante, grazie, allora come oggi, a rapporti commerciali ben saldi con i Paesi vicini, dove il vino del Chianti era di gran moda.
Tanto che, precorrendo di parecchio i tempi, per tutelare le produzioni di maggiore qualità, il 24 settembre 1716 il Granduca Cosimo III de’ Medici decise di delimitare con un bando, per la prima volta nella storia, alcuni territori particolarmente vocati per la produzione di vini di alta qualità.

Nasce così “Sopra la Dichiarazione de’ Confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra”, il bando che delimitava un’area piuttosto estesa, compresa tra le città di Firenze e Siena, in cui nasceva l’omonimo vino, territorio oggi esattamente coincidente con l’attuale area del Chianti Classico.
Un territorio, come detto, che già allora riscuoteva un grande successo, tanto da far nascere, nella mente del lungimirante Granduca, l’idea di proteggerlo e tutelarlo.
Ed è proprio all’interno di quei confini, compresi nei 70.000 ettari dei Comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Barberino Tavarnelle, che sorge il borgo di San Donato in Poggio, “casa” della Fattoria Montecchio e dei suoi vigneti.

Un legame talmente stretto e intenso che il vigneto che si estende a ridosso del paese, interamente coltivato a Sangiovese, lo stesso che si ritrova nel Chianti Classico e nel Chianti Classico Riserva, ne ha preso il nome: “Vigna San Donato”.
Ma se la storia parla chiaro, non è da meno l’aspetto agronomico, che sostiene con forza il concetto stesso di “vocazionalità” pedoclimatica del territorio del Chianti Classico: clima, terreno e altitudini, tutto concorre a rendere unici i 7.200 ettari vitati iscritti all’albo del Chianti Classico.

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